Petraeus ringrazia gli italiani. La Russa «Sei come Mourinho»

intervista di Maurizio Piccirilli

«Soldato impareggiabile, interprete tenace e lungimirante degli ideali di libertà e democrazia». Questa la motivazione della concessione dell’onorificenza della Croce D’Oro al merito dell’Arma dei carabinieri al generale Usa David Petraeus, comandante della missione Isaf in Afghanistan. Il riconoscimento gli è stato consegnato dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, su proposta del comandante generale dell’Arma, Leonardo Gallitelli, nel corso di una cerimonia svoltasi nella caserma Salvo D’Acquisto, a Roma, alla presenza tra gli altri dell’ambasciatore americano in Italia Thorne e del capo di Stato maggiore della Difesa Abrate. «Mille grazie», il capo di CentCom, appena promosso direttore della «Company», la Cia, si è rivolto in italiano ai suoi ospiti. Il generale Petraeus «amico e convinto estimatore dell’Arma dei carabinieri», è un ammiratore dell’Arma da lungo tempo. Da quando 33 anni fa venne a Roma come primo incarico all’estero. Poi Petraues ha potuto valutare l’efficacia del modello «carabinieri» in Bosnia negli anni Novanta. In Iraq nel 2003, quando era al comando delle «Aquile urlanti», le truppe aviotrasportate ne ha potuto vedere le grandi capacità addestrative nella provincia di Nassiriya e quando è divenuto capo delle operazione ha preteso di avere i carabinieri tra gli istruttori delle forze di sicurezza irachene. Così i carabinieri sono divenuti un tassello fondamentale della «dottrina Petraues» della conquista di mete e cuori che il generale americano ha trasferito in Afghanistan. Così, Petraues «ha promosso l’impiego dei Carabinieri per l’addestramento e la riorganizzazione delle forze di polizia irachene e afghane, valorizzando e facendo risaltare le peculiari capacità professionali dei Carabinieri in tutti i contesti internazionali». Resta famosa la sua frase: «Addestrarsi con i carabinieri italiani è come giocare con Michael Jordan». E ieri nel suo discorso di ringraziamento ha ripetuto più volte lo stesso concetto. «Carabinieri are the best», sono i migliori. Petraeus ha in particolare ringraziato i militari dell’Arma per il lavoro svolto in Afghanistan, ma anche in Iraq, di addestramento delle forze di sicurezza locali.

«Un lavoro – ha proseguito – che è di fatto cruciale nello sviluppo della polizia afghana e che continuerà ad essere fondamentale nei prossimi mesi quando cominceremo a trasferire la responsabilità nella sicurezza alle forze locali». Il generale Petraeus, nel suo intervento, rispettoso del nomignolo che lo accompagna «l’intellettuale», ha ricordato, citando le battaglie risorgimentali, «l’eccezionale storia dei Carabinieri, lunga quasi due secoli, e il grandissimo impegno a portare pace, democrazia e legalità ovunque questi valori debbano essere protetti. L’Afghanistan è una prova di tutto questo e siamo molto fortunati ad avere i carabinieri schierati in questo Paese». Ma Petraeus ha esteso la sua gratitudine a tutte le forze armate italiane impegnate in Afghanistan «per tutto ciò che stanno facendo in quel Paese, contribuendo a raggiungere importanti risultati ed anche a costo della vita come dimostrano i 26 caduti tra i militari italiani della missione Isaf». Un discorso di commiato da comandante in capo delle forze in Afghanistan. «L’Aquila urlante» ha ringraziato l’Italia che «è uno dei maggiori e più importanti partner della Nato nello sforzo cruciale che stiamo conducendo in Afghanistan: il vostro Paese – ha detto Petraeus, rivolgendosi in particolare al ministro della Difesa Ignazio La Russa – sta dando un grande contributo all’impegno congiunto volto ad aiutare i nostri partner afghani».

E così La Russa non ha potuto fare a meno di rispondere con una metafore sportiva. «Per noi avere come capo in Afghanistan un uomo come il generale Petraeus è come per una squadra di calcio avere come allenatore Mourinho. O Trapattoni», ha detto il ministro. Il comandante generale, Leonardo Gallitelli, ha sottolineato come l’onorificenza a Petraeus sia testimonianza del suo «impegno per la stabilizzazione e per la pace» ed un segno «della profonda e radicata amicizia» tra lui e i carabinieri e tra gli Stati Uniti e l’Italia. Un segno «di riconoscenza al generale Petraeus, vero mentore dell’Arma in tutti i difficili contesti ambientali dove i carabinieri hanno avuto il privilegio di operare sotto la sua alta responsabilità. «Un grande soldato, un grande comandante, un uomo dalle straordinarie qualità», ha aggiunto Gallitelli.