Vorremo un po’ di coraggio per le riforme

All’inizio di questa legislatura il Presidente della Repubblica ci ha ricordato con forza come bisognasse dar vita a una stagione che desse non solo risposte economiche, ma anche e soprattutto risposta a un bisogno d’ammodernamento e a una riforma sostanziale della Carta costituzionale. Un tema su cui concordiamo con convinzione. Ecco perchè nel dibattito sulla legge elettorale ci asterremo e non voteremo contro la mozione principale. Perche’ vorremmo di piu’. Ci saremmo aspettati molto di piu’.


In questo momento ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità, anche il presidente del Consiglio. Ma, sebbene l’onorevole Letta abbia partecipato al dibattito dei mesi scorsi — un confronto in cui si è evocata la possibilità di una assemblea costituente, poi di una legge costituzionale che accelerasse al massimo le quattro letture — non cogliamo elementi di vera novità. Insomma, non vorremmo che la solita montagna partorisse il solito un topolino: un accordo tecnico e burocratico su una sola commissione.Non sprechiamo quest’occasione così favorevole (e forse unica) per le riforme costituzionali con rinvii e timidezze. Accanto alle modeste modifiche di procedura, vorremmo che si immaginasse di offrire un indirizzo almeno nei principi portanti e intanto si modificasse una norma di salvaguardia sulla legge elettorale.

Vi è bisogno di dare una soglia per il premio di maggioranza alla Camera e al Senato un premio uguale per evitare doppie maggioranze. I cittadini sono stanchi di eleggere chi e’ stato eletto dai partiti. Ci voleva tanto coraggio per compiere un atto necessario, giusto?

Questa è già una Repubblica Presidenziale

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Nel nostro incontro al Quirinale, durante le consultazioni di questi giorni, ho espresso a Giorgio Napolitano le mie preoccupazioni sui destini del sistema parlamentare — ormai al collasso — e ho ribadito l’urgenza di una riforma presidenzialista. È tempo di prendere atto della realtà — Napolitano si dice contrario ad ogni cambiamento ma poi, nei fatti, decide su tutto —, smettere di nascondersi dietro ad una Costituzione ormai invecchiata e sorpassata  e di equilibrare — come nelle altre democrazie europee — ruoli, poteri e funzioni del Parlamento e del Presidente della Repubblica. È necessario, quindi, aprire un ragionamento e un dibattito alto e serio che coinvolga le energie vive della Nazione. Una prima provocazione l’ha lanciata Maria Giovanna Maglie su “Libero”, un articolo importante che condivido e propongo alla vostra attenzione. (ILR)

 

«Tutto nelle mani di Napolitano, dice alla fine della giornata Enrico Letta, e se è vero che liquida così Pier Luigi Bersani e la sua pretesa di imporre regole capestro, arrivando persino alle dimissioni anticipate del presidente della Repubblica, è ancor più vero che bisognerà farla finita di ripetere che la nostra non è una Repubblica presidenziale, che al contrario è fieramente parlamentare, e che guai a quei politici che, da Bettino Craxi a Silvio Berlusconi si sognino, anzi si ostinino a metter mano alla Costituzione, quella che, per ultima una non originale Laura Boldrini, si piccano di definire la più bella del mondo, e che invece ha bisogno di urgentissimi ritocchi, e non cosmetici, proprio sostanziali.

Tutto nelle mani di Napolitano, che pure si ostina a definirsi un non presidenzialista, al contrario anche un mese fa ha detto che mai la vorrebbe quella trasformazione. Era prima delle elezioni, chissà se pensa anche ora la stessa conformista e poco realistica giaculatoria, chissà se sul serio l’ha mai pensata, tanto più che perlomeno dall’autunno 2011, quando Napolitano mise in sella Mario Monti, con la chirurgica spericolata operazione che lo fece passare da Palazzo Madama a Palazzo Chigi in un giorno, il “prez”, uso l’abbreviativo all’americana non per caso, è stato l’interprete disinvolto di pragmatismo del mandato e dei confini costituzionali, penultimo il mandato sotto tutela di Bersani, ultimo staremo a vedere. Altro che il pur pesantissimo “non ci sto” di Oscar Luigi Scalfaro, il peggiore fra i presidenti faziosi e sgomitanti, e giudici a tempo pieno, altro che le leggi rispedite da Carlo Azeglio Ciampi, il tecnico che ha azzoppato il porcellum imponendo la maggioranza su base regionale al Senato, e ci fosse uno dei critici di professione della legge che lo ricordi quando piange sull’ingovernabilità. Re Giorgio, per fortuna una certa qual concezione laica di riconoscimento istituzionale dell’avversario l’ha coltivata a coronamento di decenni di sterile migliorismo nel PCI, anche se da presidente della Camera sotto Tangentopoli fece piuttosto il Ponzio Pilato.

Avendo fatto e facendo fino alla fine il presidenzialista, Napolitano si esprime ostinatamente e conformisticamente per la fine dell’emergenza e per un ritorno alla “normalità” parlamentaristica. Sbaglia, ammesso che non lo sappia, perché il permanere di uno stallo politico spinge in un’altra direzione. Sarebbe ora. Prendiamo per esempio le vicende recenti. I costituzionalisti di area bersaniana hanno sostenuto fino a un momento fa che il capo dello Stato, non essendo l’Italia una repubblica presidenziale non può impedire a un politici che ha ricevuto l’incarico di andare alle Camere e farsi votare la fiducia. I costituzionalisti del “prez” hanno invece argomentato che anche l’incarico più pieno non è una delega in bianco se non esiste una maggioranza in entrambe le Camere. L’incaricato che torna dal Presidente o ha raccolto una maggioranza e ritira la riserva con cui ha accettato, o rinuncia, e l’iniziativa ritorna al residente. In verità la Costituzione come ce la troviamo dal 1948 non dice nulla sul modo in cui si deve formare un governo e dunque e comprensibile che ci sia qualcuno che cerchi di piegarla ai propri scopi. Proprio i compagnucci, o ex, del “prez”, però, sono quelli che nei giorni dispari sostengono che il capo dello Stato debba essere solo un notaio, i giorni pari che l’Italia deve controbilanciare i poteri del premier con quelli del capo dello Stato, combattendo un leader, vedi il Cavaliere, che abbia una visione plebiscitaria delle proprie funzioni. Sono degli imbroglioni, però sono alla frutta, la crisi tremenda di sistema di questi giorni li mette alle corde.

E allora, c’è una lezione da trarre dal disastro attuale? C’è. Il governo del Presidente è già nei fatti, la politica gli dia valore costituzionale, con una decisiva e improrogabile revisione dell’impalcatura dei poteri disegnata dalla carta del 1948, in particolare quelli del presidente della Repubblica e del presidente del Consiglio. O attribuiamo al presidente del Consiglio i poteri previsti nelle maggiori democrazie parlamentari europee, in particolare un adeguato meccanismo di stabilizzazione dell’esecutivo che includa il ricorso anticipato alle elezioni, in modo da assicurare il corretto funzionamento del sistema parlamentare e del bipolarismo; oppure eleggiamo direttamente il presidente  della Repubblica in un equilibrato sistema presidenziale o semipresidenziale. Ostinandosi a non far diventare legge quel che è già zoppicante imposta realtà, il rischio è sotto gli occhi di tutti, perché le elezioni politiche, qualunque sia il sistema di voto adottato, rischiamo un drastico ridimensionamento della loro funzione. È arrivato il momento».

 

Maria Giovanna Maglie – Libero, 30 marzo

FRATELLI D’ITALIA: LIBERI, ONESTI, DECISI

Milano, Tatro Nuovo - presentazione del movimento

Milano, Teatro Nuovo, 13 gennaio

 ”Per noi la buona politica è un titolo di merito, così come lo è l’impegno sociale, in particolare su alcune priorità. Uno dei temi centrali della campagna è l’impegno sul terreno della sicurezza e dell’anti-criminalità. Tre parole: liberi, onesti e decisi. E quando diciamo onesti non è qualcosa di generico, significa che nelle nostre liste si entra solo dopo il vaglio di un comitato etico, il cui presidente è Antonino Cusumano, presidente di Corte d’Assise e già procuratore capo di Monza. Il vaglio prevede che si possa escludere anche solo per motivi di opportunità e che non possa essere candidato chi è stato condannato per reati infamanti anche solo in primo grado”. [Read more...]

FRATELLI D’ITALIA CENTRODESTRA NAZIONALE: ONESTA’, DIGNITA’, UNITA’ – PER I MARO’ A DISPOSIZIONE I POSTI MIGLIORI NELLE LISTE

Fratelli d'Italia Centrodestra Nazionale

Dalla conferenza stampa tenutasi presso la Galleria A. Sordi a Roma il 21 dicembre

GIORGIA MELONI: ”Sara’ un partito nel campo del centrodestra e ancorato ai valori del partito popolare europeo. Saranno fatte le primarie per selezionare i parlamentari. Il nuovo soggetto politico si fonderà sull’onesta ecco perché nello statuto si specificherà che non saranno candidati o ricandidati coloro che sono stati condannati in primo grado. Quanto alle alleanze, staremo con il Pdl e Silvio Berlusconi se non appoggeranno Monti. Sarebbe stato bello se Berlusconi avesse deciso di fare un passo indietro confermando di voler passare il testimone ad un’altra generazione. Avremmo potuto restare sotto la coperta del Pdl con tutte le garanzie, ma vogliamo rischiare”.

GUIDO CROSETTO: ”Un nodo fatto da tre fili, quello nel simbolo, perché siamo tre persone che si uniscono e che non si possono slegare. Dalla crisi si esce solo se le ricchezze prodotte vengono messe insieme, e questo partito si rivolge ai quattro milioni e mezzo di piccole e medie imprese, non solo alle 3, 4 grandi banche. Negli ultimi anni non abbiamo condiviso né la politica economica di Monti né quella di Berlusconi. Mettiamo a rischio i nostri posti sicuri in Parlamento ma riconosceteci almeno la dignità della nostra scelta”.

IGNAZIO LA RUSSA: ”Mettiamo formalmente a disposizione i nostri posti migliori nelle liste per i due marò che rientreranno in Italia”.
“Anche se il mio è l’ultimo intervento, non sto facendo la chiusura di un evento perché questo è solo l’inizio. Voglio contribuire in maniera forte aiutando i giovani ad emergere.
Abbiamo commissionato dei sondaggi al centro più importante e, ad oggi, siamo al 4% con un potenziale del 14%. Ora siamo un tridente, ma vogliamo diventare presto i magnifici 7 per cento…”.

“MAI PIÙ CON LA SINISTRA, MAI PIÙ GOVERNI TECNICI, MAI UN MONTI BIS”

La Russa, Meloni

Dall’intervista di F. Roncone su Il Corriere della Sera del 19 dicembre


La sua nuova formazione politica si chiama Centrodestra Nazionale: può dirci, con esattezza, quale sarà la vostra rotta?
“Noi vogliamo gettare in Parlamento il seme per un nuovo centrodestra e…”. Questo è politichese. “Allora, guardi: noi abbiamo acceso i motori e abbiamo detto partiremo. Prima di partire e di scegliere il nome definitivo, però, stiamo verificando se esistono convergenze con altri soggetti”.
E con uno in particolare.
“Beh, con il movimento ‘Senza Paura’ di Giorgia Meloni e Guido Crosetto, proprio in queste ore, stiamo cercando di capire se è possibile unirci…”. State trattando. “Usi pure questo concetto, se le piace…Il loro percorso è autonomo e separato, ma certo sarebbe interessante trovare il modo di camminare insieme verso lo stesso orizzonte”. [Read more...]