Marò: il governo passa ai fatti o prosegue sulla linea Monti?

Concordo con De Mistura che ho incontrato di recente: i marò devono tornare in Italia, nella loro Patria, alle loro famiglie, al reggimento. Ma quando e come ? Solo con l’azione giuridico diplomatica o come sostengo da tempo , mobilitando tutto il sistema Italia per porre tutte le organizzazioni internazionali in cui è presente l’Italia, di fronte ad una pressione forte e ultimata? Questo governo oltre alle parole vuole passare ai fatti o prosegue la fallimentare e non dignitosa linea dell’esecutivo Monti ?

No ad un governo Letta, mai un’incarico a Monti

Con tutta la simpatia per Enrico Letta, Fratelli d’Italia non dara’ la fiducia a scatola chiusa a questo governo, che per come sta partendo potrebbe somigliare troppo a quello di Mario Monti: e se cosi fosse sarebbero problemi seri per l’Italia.
Capisco la necessita’ politica di far nascere il governo ma noi manteniamo la promessa fatta in campagna elettorale: nessuna fiducia a governi con programmi e posizioni politiche inconciliabili. Da parte nostra quindi, ci sara’ una opposizione costruttiva e leale e voteremo di volta in volta solo i provvedimenti utili ai cittadini.

Ma non è tutto. Giorgia Meloni e Guido Crosetto ed io siamo rimasti basiti e scandalizzati ascoltando alcune indiscrezioni della stampa.  Ecco la nostra dichiarazione:  “E’ passato nel totale silenzio mediatico e politico l’ennesimo rinvio della Corte Suprema indiana chiamata a decidere sul caso dei due marò italiani. Ad oltre un anno dal loro arresto, le autorità di Nuova Delhi dimostrano ancora una volta una gravissima mancanza di rispetto non solo per i due militari ma anche per l’Italia. Ancora peggio riesce a fare il governo Monti che, non pago dell’ultima figuraccia internazionale su questo tema, accetta di buon grado e senza battere ciglio, l’ennesimo ingiustificato rinvio. Ci auguriamo che non diventi mai realtà l’indiscrezione riportata da alcuni media secondo i quali l’attuale premier uscente sarebbe un papabile ministro degli Esteri del prossimo governo. Ci lascia letteralmente basiti l’idea di dover continuare ad affidare a Monti sia le sorti di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre che la credibilità del nostro Paese”.

Un commento sulle dimissioni di Terzi

Credo che la conduzione della vicenda dei nostri marò, culminata con le dimissioni del ministro Terzi, sia la goccia che fa traboccare il vaso. Monti dovrebbe interrogarsi non solo sulla necessità di dimettersi da Presidente del Consiglio ma anche dal suo seggio di senatore a vita. Quello di Terzi è stato, invece, un gesto nobile: si è dimesso nella sede più appropriata, Il Parlamento, e ha espresso il suo dissenso nel modo migliore. È giusto darne atto.

Caso Marò/ Le dimissioni di Terzi, le responsabilità di Monti

“Si ricorra alla Ue, alla Nato,  all’Onu, perche’ ci sono gli argomenti giuridici perche’ la vicenda dei nostri maro’ ci veda protagonisti in quelle sedi”. Ma soprattutto  “si smetta di girare la faccia dall’altra parte e di far finta che e’ un problema che non ci interessa”. E’ l’invito e allo stesso tempo l’accusa che il deputato di Fratelli d’Italia Ignazio La Russa, ex ministro della Difesa, rivolge nei confronti del premier Mario monti, intervenendo nell’aula della Camera sul caso maro’, dopo le dimissioni annunciate dal ministro degli Esteri Giulio Terzi e la presa di distanza da questa decisione sottolineata dal ministro della Difesa Giampaolo Di  Paola.
“Si cominci a considerare il caso maro’ una questione prioritaria di dignita’ nazionale – sottolinea La Russa -. Finora, e’ stato considerato fin dall’inizio come una vertenza tecnico-giuridica, piena di sofismi, di interpretazioni. Questo governo si e’ rifiutato, nell’indifferenza generale dell’intero sistema Italia, con qualche eccezione, di considerarla una questione prioritaria di interesse nazionale e di dignita’ nazionale. Affrontarle il caso solo “in punta di diritto” non poteva che portare a questo disastro ed e’ per questo che ringrazio il ministro degli Esteri Terzi di aver scelto proprio il Parlamento per manifestare in maniera chiara la sua contrarieta’ all’atteggiamento con cui si e’ deciso ancora una volta di sacrificare i nostri due militari, rimandati come un pacco postale in India”.
La Russa ha anche riconosciuto gli sforzi del ministro della Difesa Di Paola. “Ma  non posso ringraziare il capo del governo Mario Monti – dichiara – che
aveva il dovere di considerare questa vicenda come un caso di cui  occuparsi non solo nei momenti di emergenza e di eccezionalita’ ma in ogni minuto. Ancora – accusa La Russa – non sappiamo chi ha dato l’ordine e ha costretto i nostri militari a dire ancora una volta  ‘obbedisco’ e a tornare nelle fauci di chi li tiene prigionieri, anche se in una prigione dorata”.

Si vergogni chi ha girato la faccia dall’altra parte

Caro direttore, sto per andare in Piazza Duomo a Milano dove con i militanti di Fratelli d’Italia manifesteremo, sfilando fino a piazza San Babila, la nostra solidarietà ai due marò sballottati da monti senza alcuna dignità — come un pacco postale — avanti e indietro con l’India.

Onore ai nostri due fucilieri di marina, ma esattamente come scrive Maria Giovanna Maglie su Libero, siamo diventati lo zimbello del mondo. E la Maglie, che fa un’analisi degli errori compiuti quasi esaudiente, sbaglia soltanto nell’attribuire al precedente Ministero della Difesa che avevo l’onore di dirigere, “regole d’ingaggio oscure che hanno venduto ecc.».

In realtà, a parte il fatto che le regole d’ingaggio non sono oscure, la legge in questione fu comunque d’iniziativa parlamentare — oltretutto bipartisan voluta dal PdL e dal PD — e fu da me anzi non condivisa (come potrebbe testimoniare l’allora capo dell’Ufficio legislativo) fino a quando non si dichiarò nettamente a favore della proposta parlamentare la stessa Marina attraverso il suo Capo di Stato Maggiore. Si giunse a prevedere la possibilità di utilizzo sia di militari sia in alternativa, come io preferivo, di contractors. Peraltro le ragioni di tale scelta erano riferite ad orientamenti della Nato e dell’Onu.

Ma a parte questa non lieve inesattezza, ha ragione Maria Giovanna Maglie — ed io voglio sottolinearlo fortemente) che il nostro governo non avrebbe dovuto avere scrupoli sulla “parola data” atteso che tutta la vicenda inizia con l’inganno indiano che con malafede induce la nave ad entrare nelle acque territoriali di quel paese. Per non parlare delle minacce e della privazione dell’immunità al nostro ambasciatore.  Monti avrebbe dovuto sin dall’inizio assumere scelte più decise e radicali . Nel mio piccolo proposi immediatamente il richiamo non temporaneo del nostro ambasciatore sino all’eventuale interruzione dei rapporti non solo diplomatici ma soprattutto commerciali. In realtà è valso di più ancora una volta con estrema probabilità il richiamo dell’interesse economico assieme alla “paura” di gesti chiari e concludenti.

Monti è certamente il principale responsabile (assai più dei forse incolpevoli ministri degli Esteri e della Difesa) ma è tutto il sistema Italia ad avere girato lo sguardo da un’altra parte, quasi con fastidio, a fronte dei pochi che giorno dopo giorno non si sono stancati di chiedere che il problema non fosse affrontato sul piano strettamente tecnico giuridico ma viceversa come prioritaria questione di dignità nazionale. Speriamo nell’immediato futuro a chiunque tocchi assumersi le necessarie responsabilità.

lettera a “Libero” – 24 marzo