“PERCHE’ VOGLIAMO LE PREFERENZE”

La Russa - Alfano

dall’intervista di C. Fusi su Il Messaggero del 26 luglio

“Premesso che non deve diventare un pingpong tra posizioni ideologiche, noi vogliamo una legge elettorale in sintonia con quello che gli italiani si aspettano: che non siano i partiti a scegliere deputati e senatori”.
Però, on. La Russa, su questo siete tutti d’accordo. Allora perché il blocco?
“Tutti d’accordo apparentemente: solo noi lo siamo veramente. Le spiego perché. Per il centrodestra il Porcellum è stata una vera novità negativa in quanto, appunto, i nostri elettori non hanno potuto scegliere loro i deputati e senatori. Invece per la sinistra il principio, legittimo, che vige da quando esiste la Repubblica italiana è quello del centralismo democratico. Mai e poi mai la sinistra italiana ha consentito al proprio popolo di scegliersi davvero i parlamentari”.
Ed è per questo che Alfano ha rilanciato le preferenze e Bersani gli ha rinfacciato di cambiare idea ogni giorno?
“La realtà vera è che a sinistra non vogliono le preferenze e preferiscono i collegi perché vogliono fare come con Di Pietro al Mugello: paracadutare in un collegio chi gli conviene. Non a caso sono stati loro a lanciare per primi l’idea di cancellare le preferenze con il meccanismo del Porcellum che, non dimentichiamo, discende dalla legge regionale della Toscana, regione mi pare dove la sinistra gode di un larghissimo consenso. Ora il copione si ripete: la sinistra vorrebbe continuare a far finta  di dare la possibilità di scelta sui parlamentari di fatto negandola. Io invece non voglio mai più che un cittadino mi fermi per strada e mi accusi di essere in Parlamento perché mi ci ha mandato un altro. Io il deputato lo voglio fare se mi scelgono i cittadini, altrimenti non mi interessa”. [Read more...]

“OCCASIONE STORICA: SI’ A RIFORMA LEGGE ELETTORALE E A PRESIDENZIALISMO”

QUIRINALE

da Agenzie Stampa del 10 luglio

“Chiudere in tempi brevi la riforma costituzionale e quella del meccanismo di elezione di Camera e Senato, vorrebbe dire sfruttare un’occasione storica per restituire un grande potere ai cittadini. L’ideale sarebbe coniugare l’elezione diretta  del Capo dello Stato, l’indicazione preventiva del premier e del programma elettorale e un sistema che contempli le preferenze”.
“Non mi meraviglierei se ci fosse qualche costituzionalista che storcesse il naso valutando l’invito del Capo dello Stato, ritenendolo non conforme non dico alle regole ma alle consuetudini sì. Detto questo però, nei fatti e nel merito sono assolutamente d’accordo con l’invito di Napolitano. E’ inutile stare a ricercare un’intesa a tutti i costi fuori dell’aula del Parlamento. Enucleiamo la parte condivisa, mettiamola in un disegno di legge e poi ogni forza politica presenta un provvedimento proprio con dentro le opzioni che non hanno trovato consenso unitario o almeno largo”.
“Al Senato stiamo discutendo la riforma costituzionale e anche lì ci sono parti condivise e altre no. Si può approvare prima dell’estate la riforma costituzionale, e a settembre quella elettorale. I tempi sono questi, nessuno ci venga a dire che si deve sospendere l’esame della riforma costituzionale al Senato”.
“C’è poi un ritorno di fiamma per le preferenze, avversate invece con decisione dal Pd:  so che preferirebbe i collegi ma offrono una possibilità di scelta troppo limitata. Infine, la soglia di sbarramento, che dovrebbe essere del 5%, alla portata di Sel e dell’Idv. Ci sarebbe qualche problema in più a destra…”

“SUI MARÒ, IO UN’IDEA CE L’AVREI”

La copertina odierna della nuova edizione del Secolo d'Italia

La copertina odierna del Secolo d'Italia nella nuova veste grafica

Dall’intervista di Nereo Canino sul Secolo d’Italia del 3 aprile

L’ex ministro La Russa non ha colto, al contrario di altri, accenti ironici nella dichiarazione di Napolitano in conferenza stampa ad Amman.
Eppure, il Presidente della Repubblica, ai giornalisti che gli chiedevano dei Marò detenuti in India, ha risposto: “Se qualcuno, oltre a mettere qualche striscione, ha delle idee, aspettiamo di conoscerle…”: la campagna di solidarietà l’ha lanciata lei…
“Non credo che il Presidente intendesse sminuire alcuna iniziativa che, a qualsiasi livello, abbia manifestato la vicinanza degli italiani ai nostri soldati. Bisognava fare qualcosa per dare all’Italia e al Governo la forza della mobilitazione popolare nell’affrontare le trattative con chi trattiene i nostri cittadini. D’altronde per casi diversi e forse meno gravi, questa mobilitazione c’è stata (penso agli striscioni per la Urru) senza che nessuno la considerasse superflua”.
Lei crede che il Governo avrebbe potuto o dovuto fare di più o altrimenti?
“Ho già espresso il mio apprezzamento e il mio sostegno all’operato sia del ministro della Difesa che del ministro degli Esteri. Credo che abbiano fatto, nelle condizioni in cui si sono trovati, adeguatamente il loro dovere. Penso in concreto che il Parlamento, l’Italia e il Governo nel suo complesso, possano e debbano fare di più. E sarebbe dovere di ognuno che abbia idee in proposito metterle a disposizione anche rispondendo a quello che considero un serio appello del Presidente”.
In che modo?
“Dal canto mio, se il Presidente mi concederà cortesemente di incontrarlo per portargli i miei auguri per le festività pasquali, come da me richiesto, gli sottoporrò modestamente delle idee. Ho effettivamente una proposta da fargli, che credo sia valida e potrebbe essere importante. Ma proprio perché potrebbe essere importante, la sottoporrò al giudizio del Presidente Napolitano prima di farne comunicazione pubblica”.

“LA DECISIONE DI LASCIARE FU PRESA DA BERLUSCONI PER UN ATTO DI GENEROSITÀ E RESPONSABILITÀ”

Roma -Discorso del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla Camera dei Deputati sulla crisi politica

Dall’intervista ad Affaritaliani.it del 30 dicembre

Il Wall Street Journal può scrivere quello che vuole. Io credo di saperne almeno quanto il WSJ di quello che avvenne in quei giorni e so che la decisione di lasciare fu presa da Berlusconi per un atto di generosità e responsabilità. Spetta al Parlamento dare o non dare la fiducia, il presidente della Repubblica quindi non ha neanche gli strumenti costituzionali per far cadere un primo ministro. E’ stato un atto di responsabilità di Berlusconi di fronte all’aggressione della speculazione e alla crisi economica internazionale.
Scelta che per altro alla lunga si è dimostrata vincente, perché solo in questo modo è stato possibile far capire a tutti come fosse falsa la tesi che fosse tutta colpa di Berlusconi. Se ci fosse qualcosa di vero nelle parole attribuite alla Merkel, i fatti hanno dimostrato che aveva torto e cioè che non era un problema che si riferiva a Berlusconi
“.

L’ITALIA SI COMMUOVE PER IL MILITE IGNOTO CHE RICUCE IL PAESE – oggi l’arrivo a Roma – La Russa:”importante il sentimento di coesione nazionale”

1921 - Il passaggio della salma del Milite Ignoto

1921 - Il passaggio della salma del Milite Ignoto

Dall’articolo di A. Cuomo su Il Giornale del 2 novembre

Come novant’anni fa, una folla commossa accoglie a ogni stazione il treno del Milite Ignoto, che rievoca il trasporto della salma del caduto senza identità della Grande Guerra da Aquileia al Vittoriano di Roma nel 1921. In questi giorni un convoglio sta percorrendo lo stesso itinerario dalla cittadina friulana alla capitale, dove arriverà oggi, atteso alla stazione Termini dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e da quello del Consiglio Silvio Berlusconi. “Come allora – spiega il Ministro della Difesa Ignazio La Russa che ha voluto l’iniziativa – sono tredici le fermate previste, e infinite quelle imposte dalla gente che si mette sui binari per salutare il treno”.
Treno concepito come una mostra itinerante: tre vagoni ospitano un’esposizione sul Milite Ignoto, un quarto è la ricostruzione di quello che trasportava la salma novant’anni fa e un ultimo funge da sala proiezione di documentari e filmati. Il perché di questo insolito evento viaggiante lo spiega lo stesso la Russa: “Ho parlato con l’organizzatore della mostra statica prevista al Vittoriano e l’ho convinto a trasformarla in una esposizione itinerante, che sarebbe stata vista da molta più gente. E il progetto è andato in porto grazie alla collaborazione delle Ferrovie dello Stato senza nemmeno un euro sborsato dal Ministero della Difesa”. Progetto importantissimo, perché “rievoca il momento culmine dell’epopea nazionale. Fu nelle trincee della prima guerra mondiale che lo spirito nazionale si unificò, fu in quel viaggio da troppi storici ignorato che si cementò”. E oggi? “In questa fase di crisi bisogna attualizzare il sentimento di coesione nazionale, che è importante quanto 90 anni fa”. Per questo la Russa è felice del successo dell’iniziativa, e del fatto che il convoglio è onorato anche dai sindaci del centrosinistra, “a parte la gaffe di Bologna, che non ha portato in stazione il gonfalone. Ma loro c’erano, quindi non ne farei un caso”. Il treno del Milite Ignoto è il culmine delle iniziative di La Russa nel 150° anniversario dell’unità volte a trasformare la Patria in qualcosa di “pop”. “Abbiamo lavorato sulle grandi passioni degli italiani: lo sport, che fino a quando la Patria era solo Paese era l’unico veicolo consentito per tirare fuori il tricolore. Ed ecco quindi la Coppa Italia intitolata al 150°, ecco il ciclismo e la Formula Uno per ricordare l’anniversario. E poi la musica, con la serata del Festival di Sanremo dedicata all’unità. E in fine la festa del 17 marzo, voluta da me e dal Ministro Giorgia Meloni contro tutto e tutti”. Ma festa è stata. E festa continua ad essere.