Vorremo un po’ di coraggio per le riforme

All’inizio di questa legislatura il Presidente della Repubblica ci ha ricordato con forza come bisognasse dar vita a una stagione che desse non solo risposte economiche, ma anche e soprattutto risposta a un bisogno d’ammodernamento e a una riforma sostanziale della Carta costituzionale. Un tema su cui concordiamo con convinzione. Ecco perchè nel dibattito sulla legge elettorale ci asterremo e non voteremo contro la mozione principale. Perche’ vorremmo di piu’. Ci saremmo aspettati molto di piu’.


In questo momento ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità, anche il presidente del Consiglio. Ma, sebbene l’onorevole Letta abbia partecipato al dibattito dei mesi scorsi — un confronto in cui si è evocata la possibilità di una assemblea costituente, poi di una legge costituzionale che accelerasse al massimo le quattro letture — non cogliamo elementi di vera novità. Insomma, non vorremmo che la solita montagna partorisse il solito un topolino: un accordo tecnico e burocratico su una sola commissione.Non sprechiamo quest’occasione così favorevole (e forse unica) per le riforme costituzionali con rinvii e timidezze. Accanto alle modeste modifiche di procedura, vorremmo che si immaginasse di offrire un indirizzo almeno nei principi portanti e intanto si modificasse una norma di salvaguardia sulla legge elettorale.

Vi è bisogno di dare una soglia per il premio di maggioranza alla Camera e al Senato un premio uguale per evitare doppie maggioranze. I cittadini sono stanchi di eleggere chi e’ stato eletto dai partiti. Ci voleva tanto coraggio per compiere un atto necessario, giusto?

PREFERENZE: SE IL PD NON ADERISCE, SI ESPRIMA TUTTO IL PARLAMENTO

La Russa - Bersani

da Agenzie Stampa del 29 luglio

“Mi spiace per La Torre, solitamente persona seria, ma stavolta sfiora il ridicolo. Ci accusa di doppio gioco perché sulle riforme colloquiamo non solo con loro ma anche con la Lega.
Sbaglio o quando noi eravamo maggioranza di
governo e loro opposizione gridavano che su riforme e legge elettorale bisognava assolutamente ascoltare la loro voce di opposizione? Oggi invece dovremmo ascoltare solo la asserita ‘maggioranza montiana’ e magari accettare i loro veti pretestuosi.
Si mettano bene in testa che garantire a Monti la
sopravvivenza non vuol dire essere, specie su questa materia, maggioranza organica col Pd e che anzi la distanza politica che ci separa da loro resta enorme e di sicuro maggiore di quella con la Lega.
Abbiamo condiviso col Pd l’80%
della nostra proposta di legge elettorale; sui soli due punti controversi, preferenze e premio al partito non alla coalizione, o aderiscono oppure si lasci al Parlamento, a tutto il Parlamento, la libertà democratica di decidere.
O vuole farlo Bersani con Chiti per tutti?”

“OCCASIONE STORICA: SI’ A RIFORMA LEGGE ELETTORALE E A PRESIDENZIALISMO”

QUIRINALE

da Agenzie Stampa del 10 luglio

“Chiudere in tempi brevi la riforma costituzionale e quella del meccanismo di elezione di Camera e Senato, vorrebbe dire sfruttare un’occasione storica per restituire un grande potere ai cittadini. L’ideale sarebbe coniugare l’elezione diretta  del Capo dello Stato, l’indicazione preventiva del premier e del programma elettorale e un sistema che contempli le preferenze”.
“Non mi meraviglierei se ci fosse qualche costituzionalista che storcesse il naso valutando l’invito del Capo dello Stato, ritenendolo non conforme non dico alle regole ma alle consuetudini sì. Detto questo però, nei fatti e nel merito sono assolutamente d’accordo con l’invito di Napolitano. E’ inutile stare a ricercare un’intesa a tutti i costi fuori dell’aula del Parlamento. Enucleiamo la parte condivisa, mettiamola in un disegno di legge e poi ogni forza politica presenta un provvedimento proprio con dentro le opzioni che non hanno trovato consenso unitario o almeno largo”.
“Al Senato stiamo discutendo la riforma costituzionale e anche lì ci sono parti condivise e altre no. Si può approvare prima dell’estate la riforma costituzionale, e a settembre quella elettorale. I tempi sono questi, nessuno ci venga a dire che si deve sospendere l’esame della riforma costituzionale al Senato”.
“C’è poi un ritorno di fiamma per le preferenze, avversate invece con decisione dal Pd:  so che preferirebbe i collegi ma offrono una possibilità di scelta troppo limitata. Infine, la soglia di sbarramento, che dovrebbe essere del 5%, alla portata di Sel e dell’Idv. Ci sarebbe qualche problema in più a destra…”

“NUOVA CLASSE DIRIGENTE SELEZIONATA CON MILITANZA E PIAZZA – SUBITO RIFORME COSTITUZIONALI, NO PERDITE DI TEMPO”

Bologna - piazza Galvani - la manifestazione "Fuori!" del 26 maggio
Angelino Alfano alla manifestazione “Formattimo il Pdl”

“Non c’è contrapposizione tra generazioni, ma tra vecchia e nuova politica. Mi complimento con gli organizzatori dell’iniziativa di Bologna, in articolare con il consigliere regionale Galeazzo Bignami. La strada che indica può essere di esempio a tutti. Guai a bloccare l’ingresso delle nuove generazioni nelle posizioni di responsabilità che dimostrano di meritare, sostengo la necessità di cambiare il modo di selezione della classe dirigente. Non è un problema generazionale: la nuova classe dirigente si seleziona con la militanza e con la piazza. Dicono che vogliamo mantenere il Porcellum… Le manifestazioni di oggi e lo stesso Alfano dimostrano che se c’è una cosa in cui c’è sintonia nel Pdl è che i parlamentari non debbano essere nominati dall’alto”.
“Oltre a ciò, è fondamentale un vero cambiamento istituzionale, basato sulla  creazione di una Repubblica presidenziale, perché tutti i cittadini possano scegliere chi li governa. Quella di Alfano e Berlusconi è una proposta su cui si può essere d’accordo o no, ma ha il merito di trasformare un dibattito fumoso in un dato concreto: vedere se si riesce a passare da un sistema istituzionale insoddisfacente ad uno che porta la gente ad eleggere direttamente il capo dello Stato. L’unica cosa che non si deve dire è che manca il tempo. Il tempo si perde se ci fermiamo a discutere di questo. Dobbiamo invece concentrarci sulla discussione di questa proposta. Che è una proposta seria e che contiene anche il doppio turno, sistema che come noto meno piace al Pdl”.  “Faccio parte insieme a Quagliariello, a Violante, Bocchino e Adornato del gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali; la mia proposta è: il giorno stesso che il testo in discussione viene licenziato dalla Commissione, subito dopo e  prima di andare in Aula, convochiamo il tavolo delle riforme istituzionali di Pdl, Pd e Terzo Polo e verifichiamo insieme se si può valutare un emendamento, se ci sono i tempi per l’introduzione del presidenzialismo e lo mandiamo in Aula. Solo così ogni forza politica sarebbe posta di fronte alla responsabilità di dire sì o no sui contenuti”.
“Così la facciamo finita con questo tentativo di dire che la nostra è una proposta per non fare niente!”.

“RIPARTIRE DAI CONTENUTI”

La locandina del convegno

La locandina del convegno

Dal convegno “Più crediti, più imprese, più lavoro” organizzato dall’ Associazione Italia Protagonista il 24 maggio.

“Per uscire dalla crisi e ricreare un circuito virtuoso bisogna partire dai contenuti che si fondano su una parola magica: fiducia. Tra cittadini e politica, politica e istituzioni, politica e finanza: fino a quando infatti non si ricompone un rapporto di reciproca fiducia tra i cittadini e la politica attraverso l’elemento essenziale di poter scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, credo che il nostro futuro non potrà essere sereno. Finché questo anello non si congiunge, tutto è affidato solo alle speranze, ma così non si costruisce su una base solida. L’antipolitica nasce per un difetto essenziale della politica che ha votato una legge che ha sottratto ai cittadini la possibilità di eleggere i propri deputati e senatori. Dunque i presupposti per ricreare questi rapporti fiduciari consistono nel ridare ai cittadini il diritto e la responsabilità di scegliere la buona politica. Poi c’è la fiducia tra politica e finanza che secondo me funziona se c’è la divisione dei compiti. Quando invece la finanza vuole fare politica o la politica vuole sostituirsi alla finanza, se cioè ciascuno invade il campo dell’altro, si rompe il circuito virtuoso e diventano competitors. Io credo che su questo piano debba tornare la divisione. Un tecnico può fare il politico, ma a patto che si faccia eleggere dai cittadini”.
“Riguardo ai decreti ministeriali sulla compensazione dei crediti verso la pubblica amministrazione, vanno nella giusta direzione ma devono ancora camminare: è stata una richiesta anticipata dal segretario del Pdl Alfano e voluta da noi”.